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DIFESA BIOLOGICA DELLE PIANTE
TAPPETI ERBOSI ORNAMENTALI E SPORTIVI

Le piante hanno nel loro patrimonio genetico molti meccanismi di autodifesa, acquisiti nei processi evolutivi durati milioni di anni, e nella lotta per la sopravvivenza hanno sempre convissuto in comunità, sia con individui della loro specie che con individui appartenenti ad altre famiglie botaniche ( es, il seme dell’ Abete bianco germina solo su humus derivato da foglie di faggio) e instaurato relazioni con insetti, artropodi, funghi, fino a costituire il cosiddetto “climax”: esempio perfetto di equilibrio fra esseri viventi dove tutti concorrono per la propria sopravvivenza senza mai però opprimere totalmente un altro soggetto facente parte dello stesso ecosistema.
L’uomo nei millenni ha modificato questi equilibri soprattutto con l’agricoltura tradizionale creando la monocoltura, sfruttando al massimo ogni spazio coltivabile, distruggendo siti importanti come le siepi di confine, piccoli boschetti e prati naturali, vere e proprie miniere di organismi utili in grado di contrastare efficacemente le avversità.

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Tutto questo si è purtroppo verificato anche nelle aree verdi di tipo ornamentale in genere e in quelle di tipo sportivo in particolare, paragonabili perciò a modelli di coltivazioni monocolturali.
Il commercio mondiale ha ulteriormente e profondamente modificato in negativo gli equilibri sopra descritti. Con lo scambio delle merci, in moltissimi casi, si sono introdotti volutamente o accidentalmente organismi viventi (vegetali, animali ecc.) in luoghi dove non esistevano prima, senza tenere conto dei potenziali effetti devastanti di queste ”nuove” presenze su un ambiente per loro sconosciuto. La mancanza di un proprio antagonista naturale ( cioè un organismo capace di evitare un crescita esponenziale di un determinato insetto o fungo, virus, batterio, ecc.), ha portato a vere catastrofi ecologiche. Alcuni esempi: Ceratocisty fimbriata, fungo responsabile del cancro colorato del Platano, importato tramite il legno delle casse contenenti munizioni dagli alleati americani nella seconda guerra mondiale; Metcalfa pruinosa, importata alla fine degli anni ’80 tramite merce arrivata per via aerea in Veneto dagli U.S.A.

“Difesa biologica”, o meglio “gestione biologica” significa quindi conoscere prioritariamente tutte quelle relazioni che intercorrono in un ecosistema tra i vari organismi che lo compongono e riproporle, come metodo gestionale, in agricoltura o nel verde ornamentale.

Il binomio “malattia = trattamento” è tipico di una gestione di difesa convenzionale, dove in presenza di una patologia si interviene subito con uno specifico principio attivo (irrorazione di un prodotto capace di limitare o debellare velocemente una avversità).

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Il modello di gestione biologica, invece , cerca di eliminare tutte le cause che possono portare ad una alterazione. Ricorrere ai trattamenti, seppure utilizzando prodotti di origine naturale, è solo l’ultimo anello di una catena che partendo dalla adeguata e meditata scelta delle piante in fase progettuale passa attraverso l’adozione di giuste tecniche di impianto e di manutenzione (potature, concimazioni, ecc...), l’introduzione di elementi “utili” (es. cassette nido di uccelli insettivori), in quanto antagonisti naturali delle avversità delle piante ornamentali, fino ad arrivare, in ultima analisi, all’adozione della difesa fitosanitaria basata sull’impiego di mezzi e prodotti ad impatto ambientale nullo o bassissimo, in grado di salvaguardare la sicurezza dell’ambiente e la salute dei fruitori di parchi e giardini.

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Progetto “Bio-Habitat”

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Al fine di perseguire tali obiettivi è nato il progetto “Bio-Habitat” che in maniera sempre più accentuata diffonde una nuova cultura gestionale del verde ornamentale finalizzata alla massima valorizzazione di questo patrimonio, riprendendo metodi e prodotti abitualmente utilizzati in agricoltura biologica, ma necessariamente adattati alle necessità delle piante ornamentali coltivate nelle aree verdi pubbliche e private.

Il progetto, applicabile a parchi ed aree verdi in genere, promuove un metodo innovativo di gestione biologica con l’obiettivo di creare un giusto equilibrio tra pianta, ecosistema e frequentatori delle aree verdi. Partendo dalle scelte progettuali ma soprattutto durante le successive manutenzioni è possibile ipotizzare spazi verdi assolutamente biologici pur mantenendone inalterate le funzioni estetico-ornamentali.

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L’applicazione del metodo si basa sull’attuazione delle norme contenute in un disciplinare che indica le azioni da compiere per la gestione biologica delle aree verdi ornamentali. Il disciplinare rappresenta il documento fondamentale del progetto e solo la sua precisa applicazione determina l’adesione a Bio-Habitat. Il rilascio della certificazione “Bio Habitat”, da parte di un riconosciuto ente certificatore al gestore del sito coinvolto, attesterà il riconoscimento dell’immagine ambientalista e le aree verdi che avranno ottenuto la certificazione potranno esporre il marchio con positive ricadute in termini di promozione del sito stesso.

Il Comune di Faenza, provincia di Ravenna, risulta essere il primo Comune in Italia le cui aree verdi pubbliche ornamentali sono integralmente certificato “Bio Habitat”.

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www.biohabitat.com
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